09 febbraio 2017

La vera storia del timballo del Gattopardo

L’Invention Test della quindicesima puntata di MasterChef Italia ha un vago sapore letterario: Gloria, che ha vinto la Mystery Box, entra coi giudici in dispensa e scopre cosa lei e gli altri aspiranti MasterChef dovranno preparare.

Si tratta del celeberrimo timballo del Gattopardo, osannato nel famoso romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa come tripudio di sapori tipico dell’antica tradizione aristocratica di Sicilia. I giudici non lasciano scelta: i cuochi amatoriali dovranno cucinarlo con la classica staffetta di MasterChef e Gloria potrà scegliere come accoppiare i suoi avversari.

Com’è fatto il timballo del Gattopardo? Chef Cracco lo definisce “un miracolo della cucina siciliana, che unisce i profumi e le culture di quella terra, accostando consistenze diverse, dolce e salato”. È il piatto delle feste e delle grandi occasioni che per secoli ha dominato le tavole siciliane, dove è facile trovarlo ancora oggi, rivisitato e variato a seconda delle zone e delle tradizioni di famiglia. È detto anche “gattò a’ francisi”, dal francese “gateau”: la cucina siciliana dell’aristocrazia aveva infatti molti piatti provenienti dalla tradizione culinaria francese (era anche detta la “cucina del Monsù”, storpiatura del francese “Monsieur” con cui veniva indicato il cuoco francese che non poteva mancare in una casa aristocratica).

RICETTA: Ecco la ricetta del Timballo del Gattopardo di Michele P. e Cristina, che ha vinto l'Invention Test 

 

Tra letteratura, cinema e antiche tradizioni storiche ecco la storia del timballo del Gattopardo.

Il romanzo della nobiltà siciliana

Il Gattopardo è il celebre romanzo storico scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato nel 1958, un anno dopo la morte dell’autore. Il romanzo narra la storia del principe di Salina, Don Fabrizio, e della sua famiglia, negli anni dell’Unità d’Italia, in una Sicilia poco incline al cambiamento. Tomasi di Lampedusa trasse ispirazione da vicende storiche della sua famiglia e, in particolare, dalla biografia del bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi, vissuto durante il Risorgimento. Nel 1959 il libro vinse il premio Strega diventando il primo best-seller italiano, con oltre 100.000 copie vendute. Nel 1963 uscì l’omonimo film di Luchino Visconti con Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon.

Una cena a Donnafugata

Il nostro excursus culinario tra le pagine del Gattopardo ci conduce al momento del trasferimento stagionale dei Salina da Palermo al palazzo di Donnafugata: come ogni anno, da generazioni, i Salina vanno a trascorrere lì la bella stagione e, come ogni anno, viene organizzata in occasione del loro arrivo, una maestosa cena, che chiama a raccolta gli amici di sempre e ribadisce solennemente il potere del principe. È la sera in cui fa il suo ingresso nel racconto anche la bellissima (ma borghese e non aristocratica) Angelica, di cui Tancredi, il nipote del principe, si innamora, ma che calamita le attenzioni di tutti, anche dello stesso Don Fabrizio, grazie alla sua bellezza prorompente e libera dai freddi codici delle classi nobiliari. Le candele illuminano l’abbondanza della tavolata e le conversazioni tra i commensali, quando ecco che fanno il loro ingresso tre timballi di maccheroni, che Tomasi di Lampedusa descrive con sapienza e grande trasporto.

Parola d'autore

Ecco come Tomasi di Lampedusa annuncia, incantato, l’arrivo in tavola di questo piatto che doveva conoscere bene e che probabilmente amava in modo particolare: “(..) l’aspetto di quei monumentali pasticci era ben degno di evocare fremiti di ammirazione. L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando squarciava la crosta”. Un piatto ricco, sovrabbondante, espressione dei fasti e della magnificenza dell’aristocrazia dell’epoca. Continua l’autore: “Ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti, cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio”.

Tra Francia e Sicilia

I cuochi francesi venivano chiamati appositamente dalla Francia per preparare piatti eccezionali, sconosciuti ai commensali ed erano soliti esibirsi in preparazioni e decorazioni che sbalordivano e affascinavano. Spesso le due tradizioni culinarie, quella siciliana e quella francese, si mescolavano, dando vita a elaborazioni originali e a volte particolarmente elaborate, come il ricco timballo descritto da Tomasi di Lampedusa.

Come ricorda Chef Cracco, il timballo richiede tantissimi passaggi: la frolla esterna con un pizzico di cannella, la crema pasticcera anch’essa con cannella, le piccole polpettine di vitello, la farcia composta di ragù di vitello, salsiccia, funghi secchi, prosciutto cotto, frattaglie e piselli, la pasta all’uovo sotto forma di garganello (aggiunta dai giudici), l’uovo e il tartufo nero.

La difficoltà è altissima! Riusciranno i nostri aspiranti MasterChef a bilanciare i sapori e realizzare un perfetto timballo del Gattopardo?

 
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