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Marco

39 anni, Regista di Roma

Il romanticismo è il senso di tutte le cose

La mia specialità Top Media
Primo
Savarin di riso con lingua salmistrata e funghi porcini
Savarin di riso con lingua salmistrata e funghi porcini
Salmistratura lingua: sfiammare la lingua per togliere la prima pelle,...
Difficoltà: Media
Scopri tutto sull'ingrediente:

Marco MasterChef 3 2013

Biografia di Marco

Tutte le cose più belle che ho fatto, tutti i pensieri più intelligenti che ho pensato, tutti i guizzi più sfavillanti che ho avuto, li ho avuti nella mia infanzia felice. Sono cresciuto come un ramarro, fra l’erba, i fossi, l’orto che mio nonno aveva davanti casa, le strade sterrate, al caldo delle due d’estate, selvaticamente, in una periferia bellissima a quindici minuti dal centro di Roma. Quando qualcosa non va mi rifugio nel ricordo di quel periodo, in cui ero intrepido, forte, con uno spropositato culto dell’amicizia e capace di dare senso a tutte le cose.
Oggi, con tantissime debolezze venute improvvisamente fuori come funghi, campo per fortuna di rendita, amministrando e scorrendo le immagini bellissime di quegli anni.
Mi occupo di regia e di scrittura per il cinema, perché raccontare storie è la mia ossessione.
Pratico la vela a livello agonistico e vado a pesca, meglio se in posti difficili, dove si cade, ci si bagna, si prende freddo. Mi piace usare il mio corpo nella natura e riportare a casa i segni della battaglia.
Sono un po’ indisciplinato e digerisco malvolentieri le regole, perché so che quando si infrange un divieto si scopre sempre una verità. Non ho ancora capito se sono patologicamente insicuro o se me ne sono solo voluto convincere per chissà quale ragione, fatto sta che soffro della “Sindrome dell’imbucato” (una sindrome che ho inventato io..), ovvero se ad esempio mi invitano a una festa, quando mi aprono la porta di casa, se per caso lo sguardo di chi apre non è abbastanza benevolente io mi convinco che è proprio come pensavo:  “Lo sapevo! Hanno sbagliato numero. Non ero io il Marco che volevano invitare, ma quell’altro Marco, quello coi baffi e i capelli biondi con la riga da una parte. Se ne sono accorti e ora devono fare finta che invece mi volevano. Ma io so tutto, state tranquilli, resto un po’ e poi me ne vado, e la prossima volta fatemi il piacere di non sbagliare numero, stramaledetti voi!”.
Sembro antipatico, ma posso assicurare che al liceo ero il più simpatico della classe. Ho solo il problema di essere stato ficcato dentro il corpo, la carcassa, di un altro. Il mio pregio, che secondo me è quasi un superpotere, è quello di riuscire a far sentire belle le persone.

Presentazione di Marco

Curiosità su Marco

Sei innamorato? In questo momento no. Peccato. Ma anche meno male! Così per un po’ non rischio la vita.
Come nasce la tua passione? Nasce dalle mie papille gustative. Sono la cosa che funziona di più nel mio corpo. Devo essere stato catturato dagli alieni un giorno o l’altro nel mio passato. Per chissà quale loro segreto e abietto proposito di conquista, in quella circostanza devono avermi svitato la mia lingua originale, umana e ordinaria, per avvitarmene una di quelle loro, inumane, più evolute, più sofisticate (la lunghezza è identica). La mia passione per la cucina viene da questo, dall’infinito piacere di utilizzare le mie super-papille nel mangiare. A quel punto, da ragazzino, non potevo più accettare che mio padre bruciasse sempre l’aglio, che mi madre ‘cuocesse’ anziché ‘cucinare’, che mia nonna facesse tutte le volte le tagliatelle mosce. Per non far soffrire le papille, ho cominciato a buttare di nascosto l’aglio a mio padre prima che bruciasse, a dare un paio di girate con la paletta alle padelle di mia madre e a modificare la pasta all’uovo di mia nonna. Nasce così.
Il tuo piatto forte: Il Sartuncino (un piccolo Sartù). Celebrativo, complicato da preparare, ma divertente se fatto assieme ad assistenti simpatici
Il primo piatto che sei riuscito a realizzare con soddisfazione: Me lo ricordo benissimo, è stata una pasta al burro. Fu come la scoperta del fuoco per l’uomo preistorico. Andai di caverna in caverna a pavoneggiarmi, e per un sacco di giorni ho mangiato solo quello. Non mi stancava mai
L’ingrediente che non può mai mancare nella tua cucina: Aglio, Cipolla, Scalogno. Come si può vivere senza?!
Sogno nel cassetto: Unire la mia più grande passione col mio lavoro, ovvero riuscire a realizzare un film di commedia che racconti la vita attraverso la cucina, utilizzando la potentissima componente simbolica e di pensiero che la attraversa. Niente di più divertente che descrivere la tragicomica vita della brigata, gente che vive altissime tensioni con decine di coltelli sempre a portata di mano.
Raccontaci un tuo aneddoto divertente legato alla cucina: Si tratta di un aneddoto che ormai si ripete, sempre lo stesso, come una specie di condanna. Dai diciotto anni in su, mi sono trovato tante volte a cucinare per le fidanzate che nel tempo si sono succedute. Ecco, poiché l’insicurezza è la mia bestia nera, non mi bastava un’ansia da prestazione! Dovevo avercene pure una seconda! Quella legata alla riuscita del piatto che proponevo per farmi bello. Un’ansia da performance si può anche reggere (e io comunque non la reggo!), ma due sono davvero sfibranti! E se sbaglio la cottura del pesce? Se le quaglie mi vengono secche? Se la lingua salmistrata non le piace? Parto proprio male, e arrivo al “dopocena” già indebolito e con un handicap sulla groppa! E per come sono fatto, di sicuro non mi ripiglio, e toppo pure lì! Oppure viceversa, la cena riesce perfettamente: le cozze non erano né salate né gommose, le puntarelle erano capate bene.. e allora magari lei si aspetta che pure “dopo” io sarò impeccabile. Oddio questa responsabilità non me la voglio prendere! Non garantisco. “Ah non garantisci?!”, pensa lei. “Invece garantisci eccome! Fai come ti pare, ma se ho mangiato male almeno ora devo stare bene! Oppure, ho mangiato bene, e adesso non puoi rovinarmi tutto!”.  E vado a finire dritto in un imbuto di angoscia e solitudine fra me e i miei pensieri negativi. Quante volte, approfittando del momento in cui lei si allontanava dalla cucina per andare in bagno, ho parlato con l’astice bollito raccomandandomi a lui, o ho avuto un transfert-identificazione con l’abbacchio nel forno, o ho interrogato le zampe di Cappone, lì derelitte fra gli scarti, sperando mi dessero una pacca di incoraggiamento sulla spalla!
Si dice che quando si muore e si fa l’amore si è da soli. Proprio da soli.
E’ così anche quando si cucina. Ci vuole tanto coraggio.
Che musica ascolti mentre cucini? Tutta quella musica che mi dice chi sono, che mi fa appropriare dei pezzi sparsi della mia identità. La cucina stessa fa questo con me: mi dice che sono buono a qualcosa e che non è troppo tardi per sentirmi intero. In generale mi piacciono i pezzi musicali che a un tratto se ne vanno “in minore”, verso arie malinconiche, che mi fanno essere nostalgico. La nostalgia non mi abbatte, il contrario. Mi permette di ricordare che esisto e sono esistito
Cosa significa per te MasterChef? Un’avventura nella quale mi sono imbarcato in un momento di completa follia. Chissà dove mi porterà e quali aspetti nuovi di me verranno fuori sorprendendomi. Sono curiosissimo e questo mi dà la motivazione per arrivare fino in fondo. Poi finalmente scoprirò una volta per tutte  se i miei amici, quando esprimevano gradimento all’assaggio dei miei piatti, erano sinceri oppure solo troppo benevolenti
Cosa ti piacerebbe si dicesse di te come chef? Che ho il coraggio di rischiare e che i miei piatti sono capaci di fare star bene le persone.
Il voto che ti dai come chef: Non saprei. Forse 8 ? Troppo? 7 e 1/2 !

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